C’erano una volta gli uffici open space. C’erano, perché gli spazi aperti non rappresenteranno il futuro degli uffici pubblici e privati. La pandemia ha portato enormi trasformazioni nella vita di tutti i giorni e i cambiamenti maggiori coinvolgono proprio gli spazi comuni. E l’architettura degli uffici non potrà che esserne influenzata.

L’open space

Gli uffici open space hanno preso piede negli ultimi trent’anni, un’idea sostenuta dallo studio Clive Wilkinson Architects che li progettò per grandi aziende come Google e Microsoft. Il progetto era di creare aree in comune per favorire la creatività, la collaborazione e il confronto tra i dipendenti, soprattutto per alcune tipologie di lavoro (marketing, comunicazione e grafica). Spazi anche piccoli ma sfruttabili e modificabili in tutta la loro ampiezza, con un mobilio semplice ma di effetto, e poi risparmio economico ed energetico.

Di contro l’open space causa una mancanza di privacy e provoca inquinamento acustico e visivo, penalizzando dunque quelle attività richiedono silenzio e concentrazione. Inoltre negli uffici aperti c’è anche un rischio maggiore a livello sanitario e infettivo, perché virus e batteri circolano liberamente senza nessuna barriera architettonica.

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Ridisegnare gli spazi

E proprio l’emergenza sanitaria ha convinto i progettisti a rivedere l’architettura degli uffici e la distribuzione degli spazi. Le aziende, in questo delicato momento, hanno molti lavoratori in smart working (il 30% in ogni caso non rientrerà in ufficio nemmeno in futuro preferendo la modalità da remoto) e pochi in presenza. Un fattore che sta convincendo una parte delle imprese a ricercare sul mercato uffici più piccoli e un’altra parte a ripensare gli spazi. Lo stesso studio Clive Wilkinson Architects sta riprogettando gli uffici in spazi diversificati e multifunzionali.

Amber Wernick, associata di Clive Wilkinson Architects, in un articolo pubblicato su Fast Company ammette: «L’ufficio open space è morto, questo è il più grande cambiamento portato dalla pandemia e cambierà il modo in cui le persone vedranno l’ufficio dopo un anno passato a casa».

L’ufficio del futuro

Lo studio propone alle grandi aziende di ridisegnare gli spazi dei propri uffici, proprio per favorire tale cambiamento e assecondare le mutate esigenze. L’obiettivo è quello di creare un ufficio nuovo con spazi ben divisi: ambienti per lavorare in silenzio, luoghi di condivisione e ancora posti dove socializzare come a casa.

Clive Wilkinson Architects sta proponendo in America un ufficio con tre diversi ambienti: una sorta di biblioteca per garantire privacy, una stanza con postazioni individuali, un luogo del silenzio ideale per la concentrazione e i lavori più delicati; una piazza, ovvero un luogo per interagire con i colleghi, vivace e che favorisca l’integrazione e l’incontro, una cucina/caffetteria, così il distacco dallo smart working sarà meno duro. E infine il viale, un corridoio che si trasforma in un angolo con divanetti dove fare quattro chiacchiere senza infastidire gli altri colleghi ma scambiandosi idee.

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