Roma e l’occasione dell’Expo: sviluppo immobiliare e rigenerazione urbana per rilanciare la città

La candidatura di Roma all’Expo del 2030 apre una serie di scenari molto interessanti sia per lo sviluppo immobiliare della città che per la sua rigenerazione urbana. La grande esposizione universale potrebbe essere, infatti, un trampolino di lancio per la capitale italiana, avvolta negli ultimi anni da un immobilismo urbano ed edilizio, soprattutto se paragonata alle altri metropoli europee. Milano è in questo senso un esempio. Il capoluogo lombardo dopo aver ospitato l’Expo nel 2015 ha subito una crescita sotto diversi punti di vista: immobiliare, ricettivo e soprattutto sul piano della mobilità.

I settori attrattivi per gli investitori

Roma con la possibilità di ospitare l’Expo 2030 è vista dagli investitori come un polo attrattivo per i settori immobiliare (residenziale e ricettivo, parliamo di oltre 45milioni di presenze nel 2019), ma anche per progetti che prevedano una rigenerazione urbana e una riqualificazione del patrimonio esistente. La città eterna è già ritenuta un polo attrattivo (quarto posto in Europa dopo Londra, Parigi e Madrid) ed è tra i nuclei urbani più importanti del continente europeo, ma ha bisogno di spiccare il volo e un grande evento di caratura mondiale può sicuramente accrescere questo potenziale. 

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Una ricerca di Scenari Immobiliari vede Roma con una possibile crescita del 15,4% nel comparto immobiliare, seconda solo a Parigi (19.3%). Roma è una città che attira turisti e per questo il settore degli hotel sarebbe incentivato. Ma è anche la metropoli preferita da studenti e giovani lavoratori provenienti soprattutto dal centro sud Italia, e in questo caso sarebbe interessato il comparto residenziale per gli affitti o gli acquisti di appartamenti di piccolo taglio.

Il futuro di Roma e opportunità da cogliere

Roma vanta un patrimonio storico, artistico e architettonico e anche di verde importante, e che con politiche e progetti di rigenerazione e riqualificazione urbana, grazie al Pnrr e alla possibilità di ospitare l’Expo 2030 può davvero trasformarsi in una città ricca di opportunità nei prossimi otto anni. Occasioni che possono essere colte dai professionisti privati, che devono con il loro lavoro contribuire al rilancio della città e a una nuova pianificazione. L’Expo, quindi, non sarà solo un’esposizione temporanea, ma un volano a lungo termine per Roma, per trasformala in una città innovativa costruita sulle basi solide del suo passato. Non a caso lo slogan con cui è stata presentata la candidatura recita “Future is our history”. 

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Gli obiettivi su cui lavorare

Tra i temi messi sul tavolo ci sono scuola, sanità, parchi, digitale, trasporti e rifiuti perché la rigenerazione sarà totale e coinvolgerà anche quell’idea di città di prossimità, ovvero vicina alle persone oltre che sostenibile, interconnessa e inclusiva. Roma è una città che ha un grande potenziale, ma che accusa una mancanza di investimenti negli anni passati. Ma va considerato che rispetto ad altre città europee ha un rapporto qualità/prezzo degli immobili molto interessante e vantaggioso. Prima dell’Expo, Roma sarà chiamata a un primo test con il Giubileo del 2025, e questa sarà un’occasione per mostrare la sua crescita e i suoi progressi. 


Edilizia sostenibile, un futuro a misura di uomo e ambiente

Il futuro del mondo dell’edilizia è sempre più sostenibile. L’attenzione che il settore delle costruzioni pone all’efficienza energetica e all’uso di materiali sostenibili diventa ogni anno più importante anche al fine di perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030. I tre principi cardini su sui si fonda sono: sostenibilità ambientale, risparmio energetico e qualità della vita. Non è un caso che Impredo è diventata dall’ottobre del 2021 una SpA Benefit, ponendosi come nuova finalità quella del beneficio comune e operando seguendo valori di trasparenza, sostenibilità e responsabilità per avere un impatto positivo sull’ambiente e sulla società.

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Cos’è l’edilizia sostenibile

Quando si costruisce un immobile o un edificio sostenibile vuol dire che si mettono in atto delle soluzioni progettuali e impiantistiche di ultima generazione, volte a ridurre i consumi e le dispersioni energetiche e idriche. Con il termine bioedilizia, invece, si definisce un modo di costruire o ristrutturare un immobile in maniera ecologica, utilizzando tecniche e materiali che possano ridurre l’impatto sull’ambiente. L’obiettivo, però, non è solo questo: è importante progettare e realizzare edifici che siano salutari per coloro che li abitano.

I materiali dell’edilizia sostenibile

Legno, paglia, canapa, pietra, sughero, lino, lana di cellulosa, argilla e fibra di cocco sono tra i materiali naturali più utilizzati per le costruzioni in bioedilizia. L’utilizzo di questi materiali consente di ridurre l’impatto ambientale soprattutto rispetto ad altri non facilmente riciclabili nella dismissione di un bene; migliorare l’efficienza energetica, la qualità e il comfort della vita e dalla salute delle persone.

Cosa sono gli Nzeb

Il futuro è andare sempre di più verso edifici Nzeb, ovvero Nearly zero Energy building, che sono ad elevata efficienza energetica, consumano poca energia per riscaldamento e raffrescamento, ma anche per la produzione di acqua calda, ventilazione e illuminazione. Sono inseriti nella Direttiva Europea del 2010 e si distinguono per l’uso di fonti rinnovabili e impiantistica altamente efficiente. Dal 2021 nel nostro Paese è obbligatorio che edifici di nuova costruzione rispondano a determinati parametri energetici. L’obiettivo è spingere alla rigenerazione degli edifici soprattutto più vecchi, per realizzare immobili sempre più efficienti, moderni e tecnologici.

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Una visione futuristica

Il settore edilizio punta da ora e per il futuro a creare un’armonia tra costruzioni, società ed ecosistema. Materiali, impiantistica, tecniche costruttive e tecnologia sono al servizio per arrivare ad avere un’edilizia virtuosa, ma anche per raggiungere un obiettivo più ampio quello di green city, con una mobilità sostenibile integrata anche con la casa e i quartieri. Ma per arrivare a tutto questo è necessario formare anche le maestranze del futuro proprio su queste tematiche sostenibili. Ed è questo che si pone la “Scuola dei mestieri edili” di Impredo, insegnare ai giovani ad utilizzare le nuove tecniche e tecnologiche per realizzare immobili sostenibili e green.

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Il settore dell’edilizia riparte dalle fiere: occasioni di confronto e innovazione

Il settore dell’edilizia riparte in questo 2022 grazie agli interventi del Superbonus 110%, Pnrr e bandi europei. E se da un lato crescono gli investimenti e la produzione con interventi mirati, dall’altro viene favorita anche l’innovazione e la sostenibilità. L’occasione per affrontare tutti questi temi sono le fiere, che riaprono ai professionisti e al pubblico con grande slancio in questo anno, con focus su formazione, efficienza energetica, digitalizzazione, nuovi modelli di business e internazionalizzazione.

I dati sulla crescita del settore

I dati dei primi mesi del 2022 mostrano come l’edilizia sia in costante crescita con oltre 139mila interventi legati al Superbonus che hanno superato i 24 miliardi di euro; i bandi di progettazione hanno fatto registrare un +3,1% rispetto allo stesso trimestre del 2021; crescono anche dello 0,5% gli investimenti. E proprio Superbonus, Pnrr e bandi europei sono le opportunità e gli incentivi necessari al settore per favorire l’innovazione e la riqualificazione delle abitazioni, oltre alle nuove costruzioni.

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Le fiere e le novità per l’edilizia

Il vecchio concetto di fiera come semplice esposizione è superato, oggi si tratta di vere e proprie occasioni per conoscere, confrontarsi, formarsi e tracciare la via del futuro e di uno sviluppo innovativo. Questi eventi consentono ai professioni del settore di parlare, conoscere e provare dal vivo nuovi strumenti come BIM, robotica, stampa 3D, IoT e realtà virtuale utili sia per la progettazione che in cantiere. Ad aprire le danze in questo mese di maggio sono stati gli appuntamenti di Caserta con il primo Salone dell’Edilizia Digitale e di Bolzano con la nuova edizione di Klimahouse. 

L’appuntamento di Caserta, il primo del centro sud Italia, rappresenta un punto fondamentale per l’edilizia del Mezzogiorno. Il Salone si è concentrato su software e digitalizzazione, impiantistica, attrezzature e macchinari, materiali e soluzioni innovative, green e termotecnica, con particolare attenzione anche alla formazione, alla sicurezza nei cantieri e al BIM. 

Klimahouse, invece, ha dato risalto al risanamento, all’efficienza energetica, al green building, alla mobilità sostenibile con il motto “Costruire bene, vivere bene”. Appuntamenti come le ferie danno l’opportunità agli operatori del settore di discutere e di trovare soluzioni tutti insieme anche per problematiche comuni come caro-bollette e reperimento di materiali, oltre che di benessere abitativo.

I prossimi appuntamenti

Tra gli appuntamenti dei prossimi mesi da segnalare quello di Roam e di Bologna. Nella capitale si discuterà di edilizia, architettura e design nell’esposizione internazionale EdilsocialExpo che si terrà dal 22 al 24 settembre. L’evento nasce per connettere aziende, studi di progettazione e buyer, creando occasioni di business e networking. L’obiettivo è quello di puntare sulla formazione dei professionisti, sull’innovazione e sull’evoluzione del settore con uno sguardo al di là dei propri confini nazionali e puntando anche ai mercati esteri, in particolare quello degli Emirati Arabi.

Un altro grande appuntamento sarà ad ottobre (19-22) a Bologna con Saie - La fiera delle costruzioni, con novità tecnologiche e legislative per uno sguardo sul futuro. Ma si parlerà anche di nuove esigenze dell’abitare e del costruire, di transizione ecologica. Quattro i saloni tematici che verranno proposti: Progettazione e Digitalizzazione, Edilizia, Impianti, Servizi e media; oltre a tante iniziative e workshop.


Architetture a specchio: le costruzioni che riflettono il paesaggio e alleggeriscono la struttura

Restiamo affascinati ad osservare le moderne e nuovissime architetture a specchio, edifici, spesso uffici o alberghi, che hanno la superficie specchiante e che quindi mettono in atto il cosiddetto mimetismo scenografico. Questa tipologia di architettura, infatti, riflettendo l’ambiente circostante sembra da un verso catturarlo e dall’altro appare trasparente. Una integrazione perfetta e ben riuscita che rende la struttura anche più leggera nonostante la sua imponenza. 

Lo specchio nello spazio

L’architettura a specchio sfrutta le qualità che da sempre ha questo materiale e che affascina l’immaginario collettivo. Tutto questo perché lo specchio è illusione ottica, magia, dilatazione dello spazio ed esaltazione dell’ambiente circostante. Le metropoli americane come Philadelphia hanno interi grattacieli con facciate a specchio, ma si trovano anche edifici in Canada e musei a Cleveland. Lo specchio allarga lo spazio, crea un effetto sorprendente riflettendo l’ambiente circostante e non altera la vista del contesto. E in questo senso si può definire “sostenibile”.

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Esempi di architettura a specchio nel mondo

L’edificio più grande del mondo realizzato con specchi è la Maraya Concert Hall nella valle di Al-Ula in Arabia Saudita, nominata sito Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Ventisei metri di altezza, una sala concerti innovativa e una figura geometrica regolare, quella del cubo (9740 mq di specchi) che riflette silenzioso il paesaggio circostante.

Quasi in ogni grande città si trovano edifici o strutture a specchio. In Europa sorprendono ad esempio i musei: il Museu Blau di Barcellona con una serie di lastre irregolari che riflettono il cielo rievocando l’acqua; e il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam che ha la facciata specchiata e un giardino sul tetto. 

A Marsiglia, sul lungomare, c’è l’Ombrière, ovvero una lastra a copertura in acciaio inossidabile che si sorregge su dei pilastri e che riflette coloro che camminano al di sotto della struttura. Ideato per la nomina della città francese a Capitale europea della cultura, l’opera consente di ammirare il mondo alla rovescia. 

Altre strutture a specchio vengono spesso realizzate in zone montane o desertiche, questo per evitare il forte impatto del cemento alla vista meravigliosa del panorama che chiunque si troverebbe di fronte. Le architetture a specchio consentono agli edifici, piccoli o grandi che siano, di non interferire con la natura circostante, ma di mimetizzarsi. Questo appunto lo scopo dell’installazione realizzata dall’americano Doug Aitken che ho portato la sua casa di specchi prima nel deserto della California e poi tra le montagne delle Alpi Svizzere.

Lo spazio circostante

Tutta l’architettura, non solo quella a specchio, ha grande considerazione del contesto urbano e dello spazio circostante in cui un edifico viene costruito da zero, oppure ristrutturato e riqualificato. Un palazzo residenziale, un albergo, un centro commerciale o la sede di nuovi uffici sono pensati e realizzati nella loro struttura estetica per omologarsi all’ambiente in cui sorgono. 

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Rapporto 2022 sul mercato retail, scenario e opportunità

Il rapporto 2022 sul mercato immobiliare commerciale in Italia ed Europa segna due elementi su cui si potrà appoggiare la ripresa degli investimenti. Il primo è legato alla ricerca di posizionamenti di pregio, sulle strade ad alta attrattività delle principali città italiane, e alle grandi superfici commerciali capaci di resistere alle misure di restrizione causate dalla pandemia, mentre la seconda direttrice di crescita prende la strada di gallerie commerciali ad alto rendimento. Lo studio conferma come i nodi nevralgici nelle principali città italiane portino i rendimenti a doppia cifra: si passa dall’8,5% di Milano all’11,1% di Roma e al 10,4% di Firenze.

Il mercato immobiliare commerciale si conferma in risalita

Il 2021 ha confermato una sostanziale tenuta rispetto all’anno precedente, con un fatturato di 6,7 miliardi di beni scambiati ed un calo inferiore all’1,5%, ma con un trend in netta crescita nella seconda parte dell’anno. A pagare maggiormente i due anni di stop and go è stato infatti il settore del commercio, penalizzato come quello dell’ospitalità. In questi casi gli investitori hanno assunto una posizione attendista che oggi rischia di non mutare alla luce dello scenario di guerra. Il 2021 a livello europeo ha registrato infatti un livello di investimenti al minimo degli ultimi 7 anni, con 33,3 miliardi: fortunatamente già alla fine di quello in corso assisteremo ad una risalita a 37,7 miliardi, comunque superiore al 2020. Gli investitori hanno preferito puntare su operazioni a basso rischio come parchi commerciali e il settore alimentare - quest’ultimo un trend legato all’aumento dei consumi -, mentre ha sospeso le attività verso le high street ed i centri commerciali. In particolare la lente d’ingrandimento sull’Italia osserva un calo del 9% sul volume totale degli investimenti che nel 2021 si fermano a 1,32 miliardi, ma la linea dovrebbe riprendere a salire già nel corso di questa stagione, con una crescita del 10,5%, fino a quota 1,46 miliardi. L’approfondimento sul fatturato complessivo conferma il leggero calo complessivo, a quota 6,7 miliardi e un ulteriore decremento previsionale per il 2022, che dovrebbe fermarsi a 6,550 miliardi. Le GSC - le grandi superfici commerciali - rimarranno sostanzialmente stabili. Già quest’anno, inoltre, il retail dovrebbe segnare una piccola ripartenza, con un fatturato che risalirà a 1,450 miliardi.

Come sta cambiando il mercato immobiliare commerciale

Ma come sta cambiando il mercato immobiliare commerciale? Si assiste ad un progressivo adattamento alle nuove abitudini dei consumatori, che si sono posizionati verso un aumento dei consumi domestici e una diminuzione degli spostamenti. I centri commerciali stanno cambiando gli asset chiave, puntando sulla ristorazione diversificata, l’aumento dei servizi e un corrispondente calo degli esercizi commerciali. L’obiettivo a medio termine è aumentare il tempo di permanenza, creando anche spazi di incontro, convivialità e studio. Tutto questo influisce sui prezzi di vendita e canoni di locazione, che a livello europeo hanno visto un calo medio del 2,3% nel 2021. Anche il 2022 non invertirà la tendenza, che dovrebbe però limitarsi ad un -1%. A soffrire sono le location più periferiche, fuori dalle principali arterie dello shopping. La conseguenza è una maggiore flessibilità dei contratti, che partono con una durata iniziale di 1-3 anni per poi proseguire con un accordo di più lunga durata. «La presenza delle attività commerciali, non solo in centro ma anche e soprattutto nei quartieri residenziali è essenziale per la crescita, la coesione e la vivacità delle comunità territoriali. Gli investimenti in tal senso devono essere incoraggiati con incentivi fiscali e imprenditoriali» commenta Daniele D'Orazio, Amministratore unico di Impredo.

L’impatto sulle secondary street

Il rapporto poi affronta la questione delle secondary street, dove ha pesato la crescita esponenziale dell’e-commerce. Questo impatto ha portato e sta portando ad una rielaborazione del negozio di prossimità verso forme innovative e capaci di offrire al consumatore finale un’esperienza integrata di acquisto, con l’obiettivo di attrarre il bacino di utenza che rientra in quella che oggi viene definita la “città dei quindici minuti”. Infine Scenari immobiliare ha analizzato le possibili conseguenze del conflitto in Ucraina, che per ora appare marginale in Europa con 2,5 miliardi su 400 complessivi, ma che potrebbe portare gli investitori internazionali a spostare il flusso verso nuove location, modificando ulteriormente gli asset nel corso della seconda parte dell’anno e ulteriormente nel 2023.


Pnrr e transizione ecologica rilanciano il settore: prospettive buone per il 2022 e per i prossimi 10 anni

Il Pnrr offre alle aziende italiane un’opportunità di rilancio e trasformazione per tutto il Paese nell’arco di dieci anni (2022-2032). Fondamentali in quest’ottica saranno soprattutto i prossimi 5-6 anni con la possibilità di spingere verso lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica e digitale. Si tratta di un investimento di oltre 200 miliardi, di cui la metà spettano al settore edile. A dirlo è Federico Ghella, vicepresidente di Ance che è intervenuto in un evento organizzato all’Expo di Dubai nel padiglione Italia. Mentre nel settore delle infrastrutture saranno realizzati nei prossimi 5 anni investimenti per oltre 40 miliardi, una sfida e un ruolo importanti per questo comparto.

Dati in crescita

Prima di tutto è bene partire da un dato certo per capire l’importanza del settore edile nel Pil italiano: un terzo della crescita nel 2021 deriva dal mondo delle costruzioni (dati dell’Osservatorio Ance), un +6,5% rispetto all’anno precedente che ha portato il nostro Paese tra i primi nella Ue per sviluppo. Uno sviluppo spinto da Pnrr e Superbonus. Secondo gli indici Istat, la produzione delle costruzioni ha toccato un +24,3% nel 2021, con i livelli occupazionali saliti a +11,8% e un +26,7% di ore lavorative.

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Pnrr, transizione ecologica e digitale

Quello che viene apprezzato del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sono incentivi e bonus per l’efficientamento energetico, messa in sicurezza del patrimonio edilizio e misure sulla sostenibilità, che portano a investire in impianti e macchinari di nuova generazione e a basso consumo energetico. Le aziende puntano su innovazione e digitalizzazione, oltre che su sicurezza informatica e connettività 5G perché 9 su 10 ne comprendono il potenziale e l’assoluta necessità per crescere.

Andamento settore edile

Tutto il comparto edile vive un momento piuttosto florido (prospettiva di chiudere il 2022 in rialzo, ci credono 9 aziende su 10), una situazione che secondo le stime dovrebbe mantenersi in positivo anche nei prossimi 5-10 anni. A sostenerlo sono i dati raccolti dall’Osservatorio Saie in vista della “Fiera delle Costruzioni. Progettazone, edilizia, impianti” che si terrà a Bologna dal 19 al 22 ottobre. Per l’Osservatorio Saie l’88% delle aziende si ritiene soddisfatta dell’ammontare degli ordini, e oltre il 60% prevede nuove assunzioni nei prossimi mesi, e soprattutto la crisi più difficile - quella del 2020 - sembra ormai definitivamente alle spalle. Inoltre, il 28% delle aziende edili ha dichiarato di aver aumentato lo stipendio dei propri dipendenti nel 2021.

Problematiche da risolvere

Le prospettive dei prossimi anni sono, quindi, molto rosee ma questo non vuol dire che non ci sono problemi da risolvere nel mondo delle costruzioni. Tra le preoccupazioni maggiori ci sono burocrazia e tempi giudiziari lunghi, la paura dell’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, la normativa spesso incerta che rallenta i procedimenti. Per superare queste problematiche servirebbe una maggiore trasparenza e più incentivi fiscali, ma già il Superbonus 110%, la cessione del credito e gli sconto in fattura sono stati aiuti apprezzati.

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Come l’aumento dei prezzi di energia e delle materie prime sta influendo sul settore delle costruzioni

Il settore edile sta vivendo un paradosso ben sottolineato dai recenti dati che l'Istat, l'istituto nazionale di statistica, ha pubblicato. Da una parte il mondo delle costruzioni sta evidenziando una ripresa robusta, accelerata dal volano del superbonus fino ad un +14,3% rispetto al periodo pre-pandemico, ma l'altro lato della medaglia rileva una preoccupante impennata dei costi energetici e delle materie prime. A questo va aggiunta una crescente difficoltà di approvvigionamento dei materiali che rischia di generare una crisi molto dura. In queste settimane è infatti emersa una scarsità di componenti in plastica, ma anche per la posa di cemento e dei sistemi di isolamento; in particolare la crisi ucraina ha creato problematiche legate al reperimento di ferroleghe, fondamentali per la produzione di acciaio per cemento armato, tanto che alcuni produttori italiani di tondini hanno ipotizzato una sospensione della produzione in attesa di un cambiamento o di un intervento.

Materie prime alle stelle

La conseguenza sul piano pratico è stato un aumento dei prezzi finali. Ad esempio i pannelli in lana roccia, che fino ad un anno fa venivano venduti tra gli 85 e 90 euro al metro cubo, oggi superano i 270 euro, mentre il bitume è balzato da 350 a 700 euro a tonnellata. Tutto questo comporta il significativo rischio di bloccare diversi lavori già appaltati o contrattualizzati, proprio per la mancanza di materiali e l'impossibilità di contenere i costi entro quanto previsto dai capitolati. Si sta giocando una partita molto delicata, dove al centro ci sono anche i progetti finanziati nell'ambito del PNRR. Ance, l'Associazione Nazionale dei costruttori edili, chiede interventi urgenti e strategie, soprattutto per salvaguardare la filiera edile, oggi chiamata ad uno forzo notevole di fronte all'emergenza e al concreto rischio che "nessuna impresa, grande, media o piccola, possa reggere un impatto così rapido e devastante: la situazione è ormai fuori controllo".

A rischio un settore cresciuto del 25% rispetto al 2019

Del resto ad essere coinvolta è l'intera filiera produttiva, schiacciata inoltre dall'impennata del gasolio per tutte le macchine operatrici, tanto da portare conseguenze potenzialmente disastrose sia per il comparto sia per i committenti. Uno dei primi stop sarà alle imprese impegnate nei cantieri del "Superbonus 110" e del "Bonus facciate". La tempesta perfetta di alti prezzi e scarsità richiede un intervento che eviti a questo comparto il passaggio ad uno stato di sofferenza. Va sottolineato come l'edilizia abbia trainato il Pil nel 2021, con un 25% di crescita rispetto al periodo pre-pandemia e che oggi potenzialmente potrebbe contribuire alla crescita del paese anche nell'anno.


Carenza di manodopera qualificata: per la prima volta tra i 10 principali rischi aziendali a livello mondiale

La carenza di manodopera qualificata entra per la prima volta nella top ten dei rischi aziendali. A dirlo è l’Allianz Risk Barometer 2022, che analizza le preoccupazioni e i rischi che vengono percepiti dalle aziende a livello mondiale per l’anno successivo. La ricerca, condotta da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), vede al primo posto i rischi informatici, seguiti dall’interruzione di attività e dalle catastrofi naturali. Il Covid-19 è al quarto posto e, pur restando una preoccupazione costante, sembra fare meno paura alle aziende, che ora si sentono più preparate per superare la crisi. All’Allianz Risk Barometer partecipano più di 2500 esperti di 89 paesi di tutto il mondo, tra cui Ceo, risk manager, broker ed esperti assicurativi.

I rischi maggiormente temuti in Italia

La classifica italiana rispecchia quella globale, con rischi informatici (aumentati con la digitalizzazione e il lavoro da remoto) e di conseguenza la sicurezza informatica e poi l’interruzione di attività ai primi due posti, seguite dalle catastrofi naturali (33%). In quinta posizione la pandemia da Coronavirus.

Ma c’è una new entry nella top ten dell’Allianz Risk Barometer e riguarda la carenza di forza lavoro qualificata. Un rischio che tocca il 13% degli intervistati (era al 6% nel 2017 e al 9% nel 2019) e che va ad occupare la nona piazza, ma se si analizzano i singoli settori come ingegneria, costruzioni, immobiliare, servizi pubblici e sanità questa carenza sale come preoccupazione delle aziende tra i primi cinque posti, addirittura al primo posto per il comparto dei trasporti.

La carenza di talenti è quindi la più alta negli ultimi quindici anni, tenendo conto anche di un sondaggio di Manpower Group. I datori di lavoro faticano a trovare i lavoratori specializzati di cui hanno realmente bisogno, personale e operai già formati e disponibili sul mercato. E proprio perché consci da tempo della mancanza di lavoratori qualificati nel comparto edilizia che gli amministratori di Impredo hanno investito in Mastri 4.0, una scuola di mestieri edili che punta ad avvicinare i giovani a professioni che sono fondamentali per il settore.



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L’Allianz Risk Barometer

Per la seconda volta nella storia delle edizioni del sondaggio, i rischi informatici sono al primo posto con il 44% delle risposte, a cui segue con il 42% l’interruzione di attività. Proprio questo rischio è abbastanza temuto dalle aziende, che nello scorso anno hanno dovuto far fronte a una serie di eventi complessi (come cyber attacchi, eventi meteorologici estremi, ondate pandemiche, problemi di logistica e trasporto) e imparare a reagire e a fronteggiare queste situazioni.

Più distanziate sul podio le catastrofi naturali, temute dal 25% che però salgono rispetto al sesto posto in classifica del 2021. Il cambiamento climatico raggiunge il 17% e la sesta posizione (rispetto alla nona precedente), mentre la pandemia da Covid-19 scende al quarto con il 22%. Catastrofi naturali e cambiamento climatico sono di fatto correlate a causa del riscaldamento globale e in alcune zone del pianeta sono ritenute un grande rischio, soprattutto per i danni che possono portare alle aziende (57%).

Inoltre, le aziende si trovano a dover gestire una transizione ecologica per ridurre le emissioni da carbonio, una preoccupazione per oltre il 30% degli intervistati. Al quinto posto con il 19% ci sono i cambiamenti legati al settore legislativo e regolamentare; al settimo incendio ed esplosioni (17%). Meno percepiti come rischi nell’ultimo anno i cambiamenti nei mercati (8° posto con il 15%) e quelli macroeconomici (10° piazza con l’11%).

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Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia

Per il prossimo quinquennio si prevede una crescita annua occupazionale nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture. Tra le figure più richieste, oltre a ingegneri, architetti, urbanisti e specialisti del recupero e della conservazione del territorio, ci sono anche conduttori di macchine movimento terra, sollevamento e maneggio materiali, artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nel mantenimento delle strutture edili, addetti alle rifiniture delle costruzioni, addetti dell’industria estrattiva e nella manutenzione degli edifici. A dirlo è un rapporto di Unioncamere e Anpal proprio sulle previsioni dei fabbisogni professionali in Italia nel periodo compreso tra il 2022 e il 2026. Per portare avanti lo studio è stata presa in considerazione l’evoluzione dell’occupazione per circa 35 settori.

La ricerca di Unioncamere e Anpal

Lo studio, pubblicato nello scorso mese di febbraio, mostra gli scenari possibili sul fronte lavorativo nel medio termine elaborati dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, una delle maggiori fonti sul mercato del lavoro nel nostro Paese. Lo scopo è quello di dare un contributo per orientare e programmare la formazione delle giovani leve, ipotizzando due scenari possibili. La ricerca fa previsioni per settore economico, tipologia di occupazione, professioni, livelli di situazioni e principali indirizzi di studio, prendendo informazioni presso imprese italiane dell’industria e dei servizi.

Scenario A

Il primo scenario ipotizzato parte dalle previsioni del Fondo Monetario Internazionale nel World Economic Outlook nel 2021, in cui a partire dal 2022 si prevede una netta ripresa economica con un tasso di crescita del Pil del 4,2%. Una ripresa in ascesa anche negli anni successivi, ma conservatrice perché prende in esame solo misure di politica economica approvate.

Scenario B

Il secondo scenario è più ottimista perché prevede una crescita economica che parte nel 2022 dal 4,7%, ma che ogni anno successivo tende a migliorare (+2,8% nel 2023, +1,9% nel 2024) grazie a un impiego delle risorse europee. L’Italia, infatti, avrebbe una crescita economica dovuta anche agli interventi del Piano Next Generation EU, qui presi in considerazione.

Le professioni più richieste

Dal report Unioncamere e Anpal emerge che nei prossimi cinque anni saranno richieste maggiormente: professioni specializzate (18-18,5%) e tecniche (19,3-19,5%); professioni impiegatizie (13-13,2%) e commerciali e dei servizi (18,7-18,8%); operai specializzati e artigiani (12,4-12,7%).

In particolare le richieste maggiori si avranno per: ingegneri 4,5-5,1%; specialisti della formazione e della ricerca 4,5-4,8%; tecnici della salute e nelle scienze della vita 5,6-5,7%; tecnici in campo ingegneristico 3-3,4%; architetti, urbanisti e specialisti del recupero e della conservazione del territorio 2,4-2,6%; impiegati addetti alle funzioni di segreteria e di ufficio 3,8-4,1%; impiegati addetti alla gestione amministrativa della logistica 2,7-3,1%; ma soprattutto professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali 8,4-8,5%.

Grande richiesta anche nella filiera costruzioni e infrastrutture per: conduttori di macchine movimento terra, sollevamento e maneggio materiali (fabbisogno 4,7-5,4%); artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nel mantenimento delle strutture edili (4,2-4,6%); addetti alle rifiniture delle costruzioni (3,9-4,2%); addetti dell’industria estrattiva e nella manutenzione degli edifici (3,6-3,8%).

Cosa cercano le aziende

Le imprese hanno già cominciato una ricerca molto specifica per competenze della futura forza lavoro. Laureati, diplomati specializzati e poi sono richieste competenze green e digitali, fondamentali nei prossimi anni di transazione per risparmio energetico e sostenibilità ambientale, legate quindi soprattutto alle professioni dell’edilizia e della riqualificazione abitativa. E proprio per soddisfare tali esigenze, Impredo ha promosso la nascita di Mastri 4.0, una scuola dei mestieri rivolta a giovani desiderosi di apprendere le conoscenze di professioni antiche e le modalità di applicazione nel panorama edilizio contemporaneo.


Decreto Sostegni ter - Caro-materiali, il nuovo meccanismo di compensazione

Il nuovo Decreto Sostegni Ter (DL n.4 del 27 gennaio 2022) prevede “misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19, nonché per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico”. Proprio per sostenere determinati settori economici e imprese penalizzati da misure restrittive per la pandemia, in un momento di straordinaria necessità e con una certa urgenza, sono state introdotte per questo anno nuove misure e sostegni economici.

Per il contenimento dei costi dell’energia elettrica

Si va incontro alle aziende energivore, ovvero a forte consumo di energia elettrica, con il credito si cerca di garantire una compensazione delle spese in più sostenute per l’innalzamento del prezzo dell’energia. Per il caro energia sono stati stanziati:

  • 1,2 miliardi per la riduzione degli oneri di sistema delle imprese, al fine di contenere gli effetti dell’aumento dei prezzi del settore elettrico; in sostanza vengono annullate per il primo trimestre del 2022 le relative aliquote applicate alle utenze con potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW;
  • 540 milioni per contributi straordinari sotto forma di credito d’imposta del 20% a favore delle imprese che registrano un elevato consumo di energia e che hanno subito rincari consistenti (superiori al 30%) rispetto allo stesso periodo del 2019 (riferimento al primo trimestre 2022); una parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti;
  • interventi sull’elettricità prodotta da impianti a fonti rinnovabili incentivati con vecchi sistemi, qui viene applicato un sistema di compensazione a due vie sul prezzo dell’energia (se c’è un extra profitto) da riversare al gestore dei servizi energetici.

Per investimenti in beni 4.0 e consumo di gas naturale

Sono stati rivisti (incremento del massimale) ma restano anche in questo nuovo decreto gli investimenti in beni 4.0 (credito di imposta è riconosciuto nella misura del 5% del costo fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 50 milioni di euro), quindi per favorire gli acquisti di beni materiali strumentali nuovi. Sostegni anche alle imprese che hanno un forte consumo di gas naturale, a parziale compensazione delle spese sostenute per l’acquisto; aiuti per il settore trasporti visto l’aumento smisurato del prezzo dei carburanti.

Altri sostegni alle imprese

È stato inoltre previsto un “Fondo per il rilancio delle attività economiche” (200 milioni) per concedere contributi a fondo perduto per le attività che effettuano commercio al dettaglio, e che in relazione all’emergenza da Covid hanno subito pesanti perdite (riduzioni di ricavi sopra il 30%).

Aiuti anche alle industrie tessili e alla moda, calzaturiere, pelletterie (credito di imposta del 30% sul valore delle rimanenze di magazzino, stanziati 100 milioni). Sostegno alle attività economiche colpite in modo particolare dalla pandemia, con chiusure forzate per mesi e aiuti anche per parchi tematici, acquari, parchi geologici e giardini zoologici. Stanziamenti economici per i settori wedding, cultura, società sportive e intrattenimento (40 milioni).

Per le imprese del settore turistico-ricettivo è stato ripristinato il credito d’imposta sui canoni di locazione di immobili a uso non abitativo, già previsti dal decreto “Rilancio”, oltre all’esonero contributivo per le future assunzioni. Un credito di imposta pari al 50% delle spese sostenute è stato previsto per gli investimenti pubblicitari nello sport, quindi a sostegno di imprese ed enti che promuovono la propria immagine.