Il 13 giugno si è tenuta la seconda di quattro tavole rotonde organizzate da Impredo. Un evento particolarmente significativo in occasione dei dieci anni di attività dell’azienda. L'obiettivo era esplorare strategie innovative, pratiche e soluzioni per migliorare costantemente la sicurezza nei cantieri, coinvolgendo architetti, ingegneri e altri professionisti. Intorno ad un tavolo virtuale si sono riuniti Monica Benedetti, architetto e coordinatore alla sicurezza nei cantieri Impredo; Gianfranco Urbanelli, formatore di personale tecnico operativo presso ELIS, ente no profit che promuove progetti d’innovazione e formazione insieme a grandi gruppi nel settore dell’istruzione, educazione e lavoro; Francesco Micomonaco, ingegnere specializzato in sicurezza del lavoro e consulente per Impredo; Francis Cannella, responsabile di qualità e sicurezza presso BITI, società specializzata in progetti e servizi per le aziende nel settore dell’installazione di impianti elettrici e complementari e nel campo delle costruzioni; Dott. Claudio Bianchi, Manager della Direzione generale e Finanziaria presso BITI ed Egidio Sangue, Direttore di Fonditalia, Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua, promosso da Ugl e FederTerziario, che finanzia progetti e programmi a supporto della formazione dei lavoratori.

Sicurezza, tema centrale

I relatori si sono interrogati innanzitutto su quali siano le migliori pratiche da mettere in campo per garantire la sicurezza fra tutti gli attori del cantiere. Monica Benedetti ha sottolineato che, per la sua esperienza, “tutto parte dalla progettazione, anche dal ruolo del coordinatore in fase di progettazione. Quello è il tavolo dove vanno a intervenire tutti e che permette di fare una progettazione della sicurezza, così non rimane solo onere del coordinatore e dell’impresa. È inoltre utile creare dei tavoli di lavoro dove il coordinatore tira le fila per istruire dei professionisti come i progettisti che hanno ancora poca dimestichezza con i problemi concernenti la sicurezza." Gianfranco Urbanelli ha aggiunto che "negli ultimi decenni, la gestione dei rischi nei cantieri, specialmente in ambito elettrico, ha subito trasformazioni significative. Le imprese coinvolte nei lavori di distribuzione elettrica devono impiegare personale con specifici profili formativi, certificati da istituti di formazione accreditati da Enel. Questo personale segue corsi intensivi di sei settimane, che includono rigorosi aggiornamenti sulle norme di sicurezza. Un punto cruciale di questa strategia è rappresentato dai controlli sui cantieri. Almeno il 10-15% dei cantieri è ispezionato, sia da personale interno sia da ispettori esterni. In caso di non conformità rilevanti, si procede alla sospensione del lavoratore coinvolto e all’applicazione di sanzioni. Quest’approccio ha ridotto notevolmente gli incidenti sul lavoro. Rispetto a 30 anni fa, l'introduzione di tecnologia avanzata, come l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale evoluti e l'adozione di sistemi di controllo incrociato tra diverse regioni, ha migliorato la sicurezza nei cantieri”.

La cultura della sicurezza

Altro tema su cui si è discusso è stato il concetto di “cultura della sicurezza”. Francis Cannella ha spiegato che “in Biti lavoriamo su più aspetti. Biti ha al suo interno una struttura dedicata alla sicurezza sul lavoro, il Servizio di Prevenzione e Protezione. L’ufficio opera sotto il coordinamento dell’RSPP che in azienda è una figura esterna, ma comunque molto presente, perché l’individuazione dei fattori di rischio, l’organizzazione d’idonee misure di 'contenimento' del rischio in funzione della realtà lavorativa non è mai statica ma potenzialmente in continua evoluzione secondo le attività che si vanno a svolgere cantiere per cantiere, ciclicamente. Oltre alla formazione dei ragazzi, operiamo una sensibilizzazione costante sulla sicurezza, con un presidio continuo sulla formazione dei lavoratori, aggiornamento dei preposti, procedure di sicurezza, utilizzo di attrezzature. Sicuramente, in tutti quei cantieri in cui insiste una struttura ad opera del Coordinatore per la Sicurezza particolarmente efficiente, l’esecutore viene 'supportato' con l’implementazione di procedure di sicurezza dedicate. L’utilizzo delle attrezzature, l’aspetto comportamentale e un’attenta gestione del cantiere in termini di sicurezza sono elementi fondamentali. Finora, quello che è stato messo in campo ha funzionato, raggiungendo l’obiettivo di incidenti zero ma questo risultato non deve essere visto come il mero raggiungimento di un obiettivo, piuttosto come una serie di buone prassi su cui continuare a edificare un percorso sempre più virtuoso."

L'importanza della buona formazione

Egidio Sangue ha osservato che "in termini di ore di formazione sulla sicurezza, ci si attesta intorno al 27/30%. Il bacino è costituito da piccole imprese perché un conto è avere imprese grandi e quindi strutturate e un altro è avere a che fare con quelle di piccole dimensioni dove c’è un turn over elevato. L’aspetto principale è il sistema che le assiste e le stimola alla formazione. Un campanello d’allarme da segnalare è che ci sono imprese che tardano a erogare la formazione obbligatoria." Ma cosa dovrebbe cambiare nel sistema per avere consapevolezza dei rischi e soprattutto avere una cultura improntata sulla sicurezza? L’ha spiegato Claudio Bianchi il quale ha rilevato che "c’è un basso grado di formazione cui non si dà troppo peso nel campo edile, ma soprattutto nell’impiantistica, e c’è uno scarso interesse alla materia, e questo ha risvolti negativi non solo a livello operativo, ma nel momento in cui non è rispettata una regola o si verifica un incidente, a risentirne è anche l’immagine aziendale e la condizione economica. Non avere personale qualificato o un basso grado di accortezza nei confronti della tematica sicurezza crea un disagio in ogni campo”.

Sicurezza e tecnologia

Le nuove tecnologie fanno la loro parte, soprattutto oggi. E in molti modi possono aiutare a diminuire i rischi in cantiere. Francesco Micomonaco ha spiegato che "nel prossimo futuro, l'intelligenza artificiale sarà molto importante. Abbiamo già il BIM, che è straordinario ma ancora limitato alla teoria. Per i cantieri e l'agricoltura, è sempre necessaria la presenza umana. L'uso dei droni per le verifiche globali è in crescita: un drone può offrire una visione complessiva di un grande cantiere. La documentazione cloud permette un controllo immediato, riducendo la necessità di documentazione cartacea. I tornelli di accesso intelligenti possono verificare la presenza e i documenti dei lavoratori in cantiere. Non possono sostituire l'uomo. Ad esempio, per alcune attività manuali come la posa di una guaina, è difficile pensare a un robot che possa farlo. I cantieri sono ancora molto 'umani'. Monica Benedetti ha aggiunto che "ovviamente la parte estetica è sempre prevalente e ci si ritrova a dover coniugare quest’aspetto con quello primario della sicurezza. Prendiamo come esempio i lavori in quota, dove la realizzazione dell’opera e il rischio dei lavoratori, come la caduta dall’alto, non è tenuta in considerazione sia in fase di progettazione sia in fase di manutenzione. In sostanza, non viene affrontata in modo specifico e si trova quindi, un “disallineamento” tra protezione individuale e protezione collettiva. Ci sono tecnologie che riguardano la robotizzazione della pulizia delle facciate o dei sistemi come gli uomini in navicella. Ma se non c’è studio a livello di progettazione ci ritroviamo con edifici con sistemi che poi non vanno bene. L’importante è poter arrivare sempre a coinvolgere il lavoratore”.

Evitare i rischi

Il problema più grande rimane la segnalazione del rischio. Far capire a ogni lavoratore in cantiere che ogni minima azione è importante al fine di evitare incidenti. Gianfranco Urbanelli ha affermato che "per sviluppare e mantenere una forte cultura della sicurezza nei cantieri, è fondamentale coinvolgere tutti i livelli di personale attraverso una formazione continua e l'adozione di pratiche collaborative. La formazione non si limita solo agli aspetti tecnici del lavoro, ma enfatizza anche l'importanza della sicurezza. Per esempio, nella formazione di un tirafili (chi lavora in quota per installare linee aeree), no si insegna solo a montare un palo, ma anche come farlo in sicurezza. La promozione di una cultura della sicurezza si ottiene anche attraverso la sensibilizzazione dei lavoratori all'importanza dei 'near miss' (quasi incidenti). Inizialmente, è stata introdotta l'idea di cassette anonime per raccogliere segnalazioni di near miss, che oggi sono riportate tramite app. Questo ha permesso di raccogliere preziose informazioni che hanno contribuito a prevenire incidenti gravi. Inoltre, la pratica del mutuo soccorso e della comunità è promossa tra i lavoratori, in linea con quanto previsto dal Decreto 81, che impone ai lavoratori di prendersi cura della propria salute e di quella degli altri. La collaborazione tra lavoratori e il datore di lavoro è fondamentale per mantenere un ambiente di lavoro sicuro." Fare sicurezza è anche un problema di finanziamenti. Egidio Sangue ha risposto che "non possiamo immaginare che ci sia attenzione nei confronti della materia sicurezza se l’imprenditore non è consapevole. Perché è colui preposto a intraprendere iniziative. Mentre imprese medio grandi sono più strutturate, noi per le piccole abbiamo necessità di garantire competenza sulla sicurezza per garantire a sé stessi e ai propri lavoratori livelli di competenza adeguati. La formazione non si dovrebbe limitare all’aspetto nozionistico ma dovrebbe indurre ovviamente dei comportamenti automatici. Il tema vero è che si tratta di acquisire degli automatismi rispetto al luogo di lavoro e ai rischi insiti nell’attività lavorativa. È l’unico sistema che può prevenire incidenti”.

La differenza oltre i confini italiani

E all’estero? Quali sono le differenze rispetto all’Italia? Francis Cannella, che ha avuto diverse esperienze, in particolare nel mondo anglosassone, ha osservato che "in Inghilterra si è avanti in termini di approccio alla sicurezza. In questi paesi esistono procedure dettagliate di sicurezza per ogni operazione, mentre nei paesi latini si tende a massimizzare la velocità di esecuzione, spesso a discapito della sicurezza. In Italia, la sicurezza è spesso vista come un elemento che rallenta l'esecuzione. La mancanza di cultura e vigilanza è evidente, ma nei cantieri con strutture efficienti e un coordinatore della sicurezza, si opera seguendo criteri rigorosi”. Le conclusioni della tavola rotonda sono state evidenti. Per garantire una collaborazione efficace tra architetti, ingegneri e altri professionisti, è fondamentale partire dalla progettazione, coinvolgendo il coordinatore e il committente, e organizzare tavoli di lavoro per istruire tutti i partecipanti sui problemi di sicurezza. La formazione continua e i sopralluoghi con confronto umano sono pratiche cruciali per migliorare l'identificazione e la gestione dei rischi nei cantieri. Questi devono essere integrati in un sistema gerarchico di responsabilità e una cultura della sicurezza robusta che coinvolga tutti i livelli di personale. Guarda il video della tavola rotonda.